In arrivo una possibile misura che consentirebbe la pensione anticipata a 60 anni per chi assiste un familiare gravemente malato: ecco come funziona.
Negli ultimi mesi si è fatto sempre più concreto il dibattito su una misura che potrebbe cambiare la prospettiva previdenziale di tanti lavoratori italiani: la possibilità di andare in pensione prima dei requisiti tradizionali se si assiste un familiare gravemente malato o con disabilità grave. L’idea non è nuova, ma sta guadagnando terreno nelle sedi parlamentari e trae spunto da una riflessione più ampia sul valore sociale del lavoro di cura, riconosciuto come un’attività faticosa e spesso impattante sulla vita lavorativa.

La proposta legislativa mira a valorizzare economicamente chi, oltre a lavorare, dedica tempo e energie all’assistenza di una persona cara non autosufficiente. In estrema sintesi, potrebbe essere riconosciuta la possibilità di accedere a una pensione anticipata già intorno ai 60 anni, purché si rispettino precisi requisiti minimi di contributi e di impegno assistenziale.
Come funziona la proposta per caregiver e prepensionamento
La misura, allo stato attuale dell’iter parlamentare, non è ancora legge definitiva ma è stata presentata come emendamento nel contesto delle recenti discussioni sulla previdenza sociale. Secondo la proposta, chi assiste un familiare convivente con handicap grave potrebbe vedere riconosciuto un canale preferenziale di accesso alla pensione prima dell’età standard — potenzialmente anche a 60 anni di età, rispetto ai tradizionali 67 della pensione di vecchiaia.
Non si tratta di un mero “sconto anagrafico”: per fare richiesta è necessario soddisfare requisiti contributivi specifici, che variano in base alla forma di pensionamento anticipato scelta. Tra le soluzioni oggi considerate rilevanti per i caregiver ci sono l’Ape sociale, la cosiddetta Quota 41 per lavoratori precoci e Opzione Donna per alcune categorie di lavoratrici.

Per esempio, con la Quota 41 è possibile accedere alla pensione anticipata senza limiti di età anagrafica con almeno 41 anni di contributi versati, categoria in cui rientrano anche i caregiver che soddisfano specifici requisiti.
L’Ape sociale, invece, è un’indennità assistenziale riconosciuta dallo Stato a persone che hanno svolto attività di cura per almeno sei mesi prima della domanda e che abbiano maturato contributi minimi (generalmente intorno ai 30 anni).
Infine, Opzione Donna può consentire alle lavoratrici di andare in pensione con almeno 35 anni di contributi e un’età ridotta, ad esempio a 60 anni per alcune categorie con familiari a carico.
La proposta parlamentare in discussione punta quindi a integrare queste vie esistenti con misure più chiare e strutturate, in modo da facilitare la pensione anticipata dei caregiver in condizioni di reale impegno assistenziale.
Perché questa novità potrebbe diventare realtà
Alla base di questa iniziativa c’è un riconoscimento sociale ed economico del ruolo del caregiver familiare, una figura che, pur non essendo retribuita, svolge funzioni essenziali nel sistema di welfare familiare e sanitario. L’obiettivo della proposta è duplice: ridurre il peso lavorativo per chi si prende cura di una persona non autosufficiente e offrire una via previdenziale che non penalizzi chi, per ragioni di assistenza, ha difficoltà a mantenere un impegno lavorativo pieno fino all’età di pensione ordinaria.
Sebbene l’iter legislativo sia ancora in corso e i dettagli debbano essere definiti, molte associazioni di categoria e sindacati salutano con favore questa prospettiva, ritenendola un passo importante verso maggiore equità nel sistema pensionistico italiano.





