Questo alimento che spesso diamo ai bambini è stato classificato come cancerogeno

È presente sulle nostre tavole da decenni. Lo consumiamo senza pensarci troppo, convinti che basti “non esagerare” per stare tranquilli.

Fa parte della tradizione, della pausa pranzo veloce, dei panini dei bambini e degli aperitivi improvvisati. Eppure, da anni, la comunità scientifica osserva questo alimento con crescente attenzione.

bambino mangia
Questo alimento che spesso diamo ai bambini è stato classificato come cancerogeno

Non per mode alimentari o allarmismi, ma per una mole di dati che continua ad accumularsi silenziosamente. Non è una scoperta recente. Non è una polemica improvvisa. E soprattutto, non è un attacco alla cultura gastronomica. È una questione di probabilità, di abitudini e di consapevolezza.

Gli studi, i numeri e un rischio che cresce nel tempo

Le ricerche epidemiologiche più solide mostrano una correlazione chiara: un consumo regolare e frequente di determinati alimenti aumenta il rischio di sviluppare alcune forme di tumore, in particolare a carico dell’apparato digerente. Parliamo di rischio relativo, non di certezze individuali. Mangiarli non significa ammalarsi, così come evitarli non garantisce l’immunità. Ma i numeri raccontano una storia difficile da ignorare.

prosciutto cotto e insalata
Gli studi, i numeri e un rischio che cresce nel tempo

Secondo gli studi, una porzione quotidiana di 50 grammi rispetto al consumo nullo è associata a un aumento del 16% del rischio di tumore del colon-retto. Una percentuale che può sembrare contenuta, ma che su larga scala diventa significativa. Il rischio cresce ulteriormente quando queste abitudini si sommano a:

  • una dieta povera di fibre e verdure

  • un elevato consumo di sale

  • uno stile di vita sedentario

Ed è proprio qui che il quadro cambia prospettiva.

Il punto di svolta: cosa dice davvero l’Oms

Dal 2015 l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC), organo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, ha inserito le carni trasformate nel Gruppo 1 dei cancerogeni, la stessa categoria del fumo e dell’alcol.

Questo non significa che abbiano lo stesso livello di pericolosità, ma che esistono prove scientifiche sufficienti della loro capacità di aumentare il rischio di cancro nell’uomo. Ed è qui che entra in gioco l’alimento protagonista di questa storia.

Dal panino alla classificazione OMS: il ruolo dei salumi

Tra le carni trasformate rientrano:

  • prosciutto cotto

  • salumi e insaccati

  • wurstel

  • carni pronte e ragù industriali

Il prosciutto cotto, spesso percepito come più “leggero”, rientra pienamente in questa categoria. Il motivo non è la carne in sé, ma il processo di lavorazione: conservanti, nitriti e nitrati, elevate quantità di sale e la presenza di ferro eme, che può favorire reazioni dannose a livello intestinale.

Diverso è il discorso per la carne rossa non trasformata, classificata come probabile cancerogeno (Gruppo 2A), con associazioni soprattutto per tumori al pancreas e alla prostata. Il messaggio non è eliminare tutto, né vivere con paura. È ridurre, variare, contestualizzare.

Gli esperti concordano: limitare il consumo di salumi e carni lavorate, aumentando fibre, frutta e verdura, riduce il rischio complessivo. Anche una semplice diminuzione della frequenza può avere un impatto positivo nel lungo periodo. La tradizione non è sotto processo. Lo è l’abitudine inconsapevole. E a volte, sapere cosa c’è davvero nel piatto è il primo passo per scegliere meglio.

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