Chi possiede o vive in un appartamento potrebbe presto accorgersi che qualcosa, silenziosamente, sta cambiando.
Non si tratta di tasse, né di bonus o agevolazioni. È qualcosa di più profondo, che riguarda il modo stesso in cui vengono gestiti gli edifici in cui abitiamo.

Una trasformazione che promette più ordine, più sicurezza… ma anche nuove regole e obblighi. E che rischia di cogliere impreparati migliaia di cittadini.
Un sistema che mostra le sue crepe
Negli ultimi anni sono emerse sempre più criticità legate alla gestione degli immobili condivisi: bilanci poco chiari, decisioni improvvisate, controlli assenti, interventi rimandati all’infinito. Una situazione che ha alimentato contenziosi, conflitti tra residenti e, in alcuni casi, problemi seri di sicurezza.
Per molto tempo si è andati avanti affidandosi al buon senso, o peggio ancora all’improvvisazione. Ma ora questo approccio sembra arrivato al capolinea.
E qualcuno, nei palazzi della politica, ha deciso che non è più accettabile.
La svolta arriva in Parlamento
Solo a questo punto emerge il vero cuore della questione: una nuova proposta di legge appena approdata alla Camera è pronta a ridisegnare da zero la gestione dei condomìni italiani.

Il testo – atto 2692 – segna un taglio netto con il passato e introduce un principio chiave: basta al “fai da te”. La gestione degli stabili dovrà essere affidata esclusivamente a figure altamente qualificate, controllate e assicurate. Una rivoluzione che coinvolge amministratori, proprietari e inquilini, e che supera ampiamente la riforma del 2012.
Amministratori sotto esame: nuovi requisiti e controlli stringenti
Con la riforma, chi aspira a diventare amministratore di condominio dovrà rispettare criteri molto più severi. Non basterà più l’esperienza: sarà richiesta almeno una laurea triennale, anche nel caso in cui l’amministratore sia uno dei condomini. Nasce inoltre un sistema di accreditamento nazionale, con un elenco ufficiale gestito dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT). Solo chi sarà iscritto potrà esercitare.
Accanto all’amministratore entra in scena una nuova figura chiave: il revisore condominiale, incaricato di verificare i bilanci. Per svolgere questo ruolo sarà obbligatoria una Certificazione UNI. E non è tutto: diventa obbligatoria una polizza assicurativa personale per l’amministratore. Senza assicurazione, la nomina sarà nulla.
Più trasparenza, più sicurezza, meno conflitti
La riforma interviene anche sulla gestione economica: tutti i movimenti finanziari dovranno transitare su un conto corrente intestato esclusivamente al condominio, eliminando qualsiasi passaggio su conti personali. Nei condomìni medio-grandi la presenza del revisore diventa obbligatoria, e negli stabili con oltre 20 proprietari la nomina sarà automatica, con incarico biennale. I rendiconti approvati dovranno essere depositati alla Camera di Commercio.
Grande attenzione anche alla sicurezza degli edifici: ogni anno sarà richiesta una verifica tecnica obbligatoria delle parti comuni, effettuata da società certificate, con rilascio di una vera e propria certificazione annuale dello stato dell’immobile.
Infine, cambia anche la gestione delle opere straordinarie: i lavori potranno partire già con il preventivo approvato, senza dover attendere la raccolta completa dei fondi, evitando cantieri bloccati per anni. Una riforma che promette ordine e tutela, ma che imporrà nuove responsabilità a tutti. Chi vive in condominio farebbe bene a iniziare a informarsi: il cambiamento è già iniziato.


