Sono questi gli errori da non commettere mai con il modello ISEE, alcuni li facciamo più spesso di quello che immaginiamo: ecco cosa si rischia se si sbaglia.
L’ISEE è uno strumento fondamentale per accedere a molte agevolazioni economiche, a partire dall’assegno di Inclusione all’assegno unico per i figli, fino alle riduzioni sulle tasse universitarie, sugli asili nido e su molti servizi pubblici. Proprio per questo è essenziale compilarlo in modo corretto e completo. Fare errori, o peggio dichiarare informazioni false, può avere conseguenze molto serie, anche a distanza di anni.

L’ISEE si ottiene compilando la DSU (Dichiarazione Sostitutiva Unica), un documento basato in gran parte su autodichiarazioni. Questo significa che il cittadino inserisce i dati relativi a redditi, patrimoni e composizione del nucleo familiare senza dover presentare subito documenti di supporto. I CAF e i Patronati, infatti, si limitano a trascrivere le informazioni fornite, senza verificarle nell’immediato. È proprio questa modalità che porta alcune persone a “sbagliare” dati o a omettere informazioni importanti, nel tentativo di abbassare il valore dell’indicatore.
Mai commettere questi errori quando si richiede l’ISEE: ci possono essere dei rischi piuttosto seri
Negli ultimi anni l’introduzione dell’ISEE precompilato ha ridotto il numero di errori e dichiarazioni non corrette, grazie all’incrocio automatico con le banche dati dell’Agenzia delle Entrate. Tuttavia, i controlli non sono scomparsi e possono arrivare anche molto tempo dopo la presentazione della DSU.

I controlli avvengono su due livelli. Il primo è quello formale, automatico, che confronta i dati dichiarati con quelli già presenti negli archivi fiscali. Il secondo è il controllo sostanziale, svolto soprattutto dalla Guardia di Finanza, che può verificare il reale tenore di vita della famiglia, analizzando spese, beni posseduti e movimenti finanziari.
Ma cosa si rischia se ai controlli risultano delle anomalie? La prima cosa che accade è la perdita immediata dei benefici ottenuti. Ma non finisce qui. Chi ha ricevuto somme senza averne diritto è obbligato a restituire tutto quanto percepito indebitamente. L’INPS può chiedere la restituzione delle somme fino a cinque anni dalla presentazione della dichiarazione, e questo può tradursi in cifre molto elevate, soprattutto in caso di aiuti continuativi.
Nei casi più gravi, ossia quando l’errore è considerato volontario, si può arrivare anche a conseguenze penali. Dichiarare il falso nell’ISEE può configurare il reato di truffa ai danni dell’INPS, punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e una multa. Per l’azione penale, i controlli possono estendersi fino a sette anni dalla presentazione della DSU.





