Questo borgo italiano è un vero gioiellino e sono in pochi a conoscerlo: oltre alla sua storia, resterai affascinato anche dai suoi gustosi tortelli alla zucca.
C’è un angolo della Lombardia che non si annuncia, non si pubblicizza, non fa rumore. Compare all’improvviso, quasi fosse un’illusione, lasciando chi arriva con la sensazione di aver scoperto qualcosa che non doveva essere così facile da trovare. Non è una grande città, non è una meta inflazionata. Eppure, chi lo incontra difficilmente lo dimentica.
Il borgo che appare dal nulla, un gioiello italiano che in pochi conoscono: qui mangi i migliori tortelli alla zucca Bibliotecauniversitariadicagliari.it
Lontano dai riflettori di Milano e dalle rotte più battute del turismo, questo luogo sembra vivere in una dimensione parallela, dove il tempo rallenta e ogni dettaglio racconta una storia antica. Arte, natura e cucina convivono in un equilibrio raro, quasi segreto. Passeggiare tra le sue vie è un’esperienza straniante. Edifici storici che emergono dalla quiete, piazze che sembrano dipinte, scorci che si aprono senza preavviso. Non c’è caos, non c’è frenesia: solo il rumore dei passi e il vento che attraversa la pianura.
In questo borgo italiano, tra arte e storia, potrai mangiare dei buonissimi tortelli alla zucca
Tra palazzi nobiliari, teatri d’altri tempi e chiese che custodiscono secoli di memoria, si ha la sensazione di trovarsi in un luogo sospeso tra passato e presente. Anche la natura qui ha un ruolo centrale: riserve protette, alberi secolari e il lento scorrere del grande fiume che accompagna il paesaggio.
In questo borgo italiano, tra arte e storia, potrai mangiare dei buonissimi tortelli alla zucca Bibliotecauniversitariadicagliari.it
Per chi ama muoversi lentamente, la ciclovia che costeggia il Po diventa un viaggio nel viaggio: chilometri di silenzio, fatica dolce e bellezza continua, perfetti per chi cerca un turismo autentico, lontano dalle folle. La cittadina in questione è Pomponesco, piccolo borgo della provincia di Mantova, spesso ignorato dalle guide tradizionali ma capace di lasciare un segno profondo.
Qui l’arte non è ostentata, si scopre passo dopo passo: dal Palazzo Colantoni al palazzo comunale, dal Teatro 1900 alla facciata della chiesa arcipretale di Santa Felicita, fino alla suggestiva Garzaia che racconta il legame intimo con il territorio. Ma Pomponesco non è solo da guardare: è da assaggiare.
La tradizione culinaria mantovana si esprime in piatti che sanno di casa e di festa. Dai cappelletti in brodo con ripieno di stracotto ai celebri tortelli di zucca, ogni boccone è un racconto. E poi c’è il luadèl, la cosiddetta schiacciatina dei poveri: un pane semplice, morbido, nato dalla necessità e diventato simbolo di identità. Pomponesco non chiede attenzione. La ottiene. Ed è proprio questo il suo segreto.