La conferma effettiva dell’aumento degli stipendi potrebbe sembrare un’ottima notizia, purtroppo però c’è ben poco da festeggiare o da essere felici.
Giorgia Meloni lo ha ribadito parecchio ultimamente, ‘Gli stipendi degli italiani sono aumentati‘ ed effettivamente i dati parlano chiaro: secondo diverse indagini condotte dall’INPS le retribuzioni nominali hanno visto un incremento non indifferente in termini di percentuale, tuttavia c’è ben poco da stare sereni e ben poco da festeggiare. Difatti gli aumenti degli stipendi non sono assolutamente in linea con l’inflazione. Cosa significa? Che crescendo gli stipendi è cresciuta anche l’inflazione, ecco quindi che in realtà l’aumento del salario in Italia non permette una vita serena. Perché?
Secondo l’INPS gli stipendi degli italiani hanno visto una crescita non indifferente e sono molti i settori interessati: i dipendenti pubblici negli ultimi anni hanno registrato un aumento di circa l’11,7%, mentre i privati esclusi i lavoratori domestici hanno registrato un’impennata del ben 14,7%. Questi dati solo apparentemente sembrano positivi e se presi singolarmente possono far sembrare il quadro florido e promettente. Ma in realtà non possiamo leggerlo per come lo stiamo guardando attualmente.
Difatti l’inflazione accumulata dal 2019 al 2024 ribalta totalmente il piano di lettura perché la crescita dei prezzi su beni di ampia natura ha visto una crescita esponenziale del 17%. Ciò significa che, pur essendo vera la crescita degli stipendi italiani, questa non si è affatto allineata al caro vita.
Avendo quindi compreso la perdita del reale potere d’acquisto, c’è da porgersi una domanda: quanto dovrebbero aumentare gli stipendi per allinearsi all’inflazione, vivendo quindi adeguatamente? Considerando che il potere d’acquisto stesso tra il 2019 e il 2024 è sceso del 10,5 %, gli stipendi dovrebbero essere aumentati della medesima percentuale per tornare al potere del 2019.
Per quanto riguarda invece il 2026 appena iniziato, se non dovesse cambiare nulla gli stipendi dovrebbero salire di circa il 2% considerando che l’inflazione salirà del 1,8%. Pertanto gli aumenti salariali non dovrebbero mai essere inferiori a quest’ultimo dato (come riporta l’OCSE).
Infine, ma non per importanza e nonostante i tempi attuali, troviamo ancora una forte disparità salariale di genere che non può essere negata considerando i dati. Difatti le differenze retributive perdurano ancora all’interno del nostro sistema lavorativo, specialmente la diffusione del contratto part-time involontario tra le lavoratrici e la difficoltà a raggiungere mansioni più importanti e che comportino un aumento dello stipendio con annessa inquadratura contrattuale.
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