C’è un cambiamento che avanza senza clamore, lontano dai riflettori della politica e dai grandi titoli economici, ma destinato a incidere su gesti semplici e quotidiani.
Azioni automatiche, quasi invisibili, che compiamo ogni giorno senza farci caso: sedersi al tavolo di un ristorante, versare un filo d’olio, aprire una bustina, entrare in una stanza d’albergo e trovare tutto pronto. Qualcosa, però, sta per cambiare. E non tutti se ne sono accorti.
Da tempo l’Unione europea spinge verso una riduzione drastica dei rifiuti, in particolare quelli in plastica. Un obiettivo che sulla carta appare condivisibile, ma che nella pratica solleva interrogativi concreti. Le imprese temono nuovi costi di adeguamento, mentre una parte dei consumatori guarda con sospetto a soluzioni considerate meno igieniche. Un tema delicato, soprattutto alla luce delle lezioni apprese durante la pandemia, quando il monouso era diventato sinonimo di sicurezza.
Ristoratori e albergatori osservano l’evolversi della situazione con attenzione crescente. Le regole stanno cambiando e il tempo per adattarsi si accorcia. Il paradosso è che il fulcro della trasformazione riguarda oggetti minuscoli, spesso dati per scontati, ma presenti ovunque.
Solo a metà del percorso emerge il vero cuore della questione. A partire da agosto, nei ristoranti dell’Unione europea non sarà più consentito l’uso delle bustine monouso per salse, olio, sale e aceto. Ketchup, maionese e condimenti vari dovranno essere serviti attraverso contenitori riutilizzabili e sostenibili, come stabilito dal Ppwr – Packaging and Packaging Waste Regulation, il regolamento europeo sugli imballaggi entrato in vigore lo scorso anno.
La svolta non riguarda soltanto la ristorazione. Anche il settore dell’accoglienza sarà chiamato a cambiare volto: negli alberghi spariranno le mini-confezioni monodose di shampoo, balsamo e prodotti per l’igiene personale, sostituite da dispenser ricaricabili. Una decisione che la Commissione europea difende con determinazione, ricordando come una parte consistente della plastica finisca dispersa nell’ambiente, soprattutto nei mari, con effetti diretti sugli ecosistemi e sulla catena alimentare.
Il dibattito, però, resta aperto. Come garantire standard igienici elevati senza ricorrere al monouso? E chi sosterrà i costi della transizione? Domande che accompagneranno i prossimi mesi e che renderanno questa piccola grande rivoluzione uno dei temi più discussi tra sostenibilità, salute e nuove abitudini di consumo.
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