C’è una data che incombe silenziosa sul calendario di molti pensionati italiani.
Una scadenza che, se ignorata, può trasformarsi in una riduzione improvvisa dell’assegno mensile o, nei casi più gravi, nella sospensione di alcune prestazioni.

Secondo le stime ufficiali, potrebbero essere coinvolte circa 680 mila persone, ma non tutti sanno di rientrare tra i destinatari di questo obbligo. Di cosa si tratta davvero? E soprattutto, chi rischia concretamente dei tagli alla pensione?
Un controllo che passa inosservato, ma può costare caro
Alla fine dello scorso anno, l’Inps ha pubblicato una comunicazione che in pochi hanno letto con attenzione. Un avviso tecnico, apparentemente di routine, che però riguarda tutti i pensionati che percepiscono prestazioni legate al reddito.
Parliamo di misure molto diffuse, come:
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l’integrazione al trattamento minimo;
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l’incremento al cosiddetto “milione”;
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alcune pensioni di reversibilità, cumulabili con altri redditi solo entro determinati limiti.
Per continuare a erogare correttamente questi importi, l’Inps deve avere una fotografia aggiornata della situazione economica del pensionato. Ed è qui che entra in gioco un adempimento annuale spesso sottovalutato.

Il termine ultimo è fissato al 28 febbraio. Dopo quella data, il rischio diventa concreto.
Emerge il nodo centrale: il modello che decide tutto
Il vero protagonista di questa storia è il modello RED, lo strumento con cui i pensionati comunicano all’Inps i propri redditi aggiornati. Non solo quelli personali, ma – quando richiesto – anche quelli del coniuge e dei familiari che incidono sulla prestazione.
Se il modello RED non viene trasmesso entro la scadenza, l’Inps può:
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sospendere temporaneamente la prestazione collegata al reddito;
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revocarla, se l’omissione persiste.
Ed è proprio per questo che 680 mila pensionati risultano oggi potenzialmente a rischio.
Chi è davvero obbligato a inviare il modello RED entro il 28 febbraio
Non tutti i pensionati devono presentarlo. L’obbligo scatta solo per chi rientra in specifiche condizioni, chiarite dall’Inps già con la circolare n. 195 del 2015. In particolare, devono prestare massima attenzione:
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I pensionati che negli anni precedenti avevano solo redditi da pensione, ma la cui situazione economica è cambiata rispetto a quanto dichiarato l’anno prima;
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Chi percepisce redditi che non vengono comunicati integralmente al Fisco, perché esclusi dalla dichiarazione dei redditi, come:
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interessi bancari o postali;
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rendite da titoli di Stato (Bot, Cct, ecc.);
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redditi da lavoro svolto all’estero;
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I pensionati esonerati dal 730 o dal modello Redditi, ma che possiedono entrate aggiuntive oltre alla pensione, ad esempio l’abitazione principale (caso frequente tra i titolari di Anf);
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Chi ha redditi che fiscalmente seguono regole diverse, come collaborazioni coordinate e continuative, lavoro autonomo o prestazioni occasionali.
In alcuni casi, contano solo i redditi del titolare della pensione, in altri diventano rilevanti anche quelli del coniuge o dell’intero nucleo familiare.
Il punto chiave da non ignorare
Il modello RED può essere inviato tramite il servizio precompilato disponibile sul sito Inps oppure con l’assistenza di un patronato. Ignorare la scadenza non è una dimenticanza innocua: può tradursi in un taglio diretto dell’assegno.
Ecco perché, dietro un adempimento apparentemente tecnico, si nasconde una delle scadenze più delicate di inizio anno per migliaia di pensionati.





