Ogni mese c’è una voce che torna puntuale, silenziosa ma incisiva, nel bilancio di molte famiglie italiane.
È una spesa che tutti conoscono, spesso subita, raramente analizzata fino in fondo. Eppure, dietro a quei numeri apparentemente inevitabili, si nasconde un dettaglio che può fare la differenza tra un semplice esborso e un concreto vantaggio fiscale.
Solo andando oltre la superficie si scopre che non tutto ciò che si paga è davvero “perso”. E che il Fisco, in alcuni casi ben precisi, è disposto a restituire una parte di quanto versato.
Nel modello 730/2025, relativo alle spese sostenute nel 2024, alcune uscite legate alla gestione degli edifici possono rientrare tra le detrazioni IRPEF, ma solo rispettando regole rigorose. È bene chiarirlo subito: le spese ordinarie restano escluse. Pulizia delle scale, luce delle parti comuni, manutenzione ordinaria dell’ascensore o piccoli interventi di routine non danno diritto ad alcun recupero fiscale.
Il discorso cambia, invece, quando si entra nel campo degli interventi straordinari sulle parti comuni. Qui si apre uno scenario molto più interessante:
lavori di ristrutturazione edilizia,
interventi di manutenzione straordinaria,
opere legate ai bonus edilizi previsti dal TUIR.
In questi casi, le spese sostenute dai singoli proprietari, in base alla loro quota, possono essere portate in detrazione nella dichiarazione dei redditi.
Tra le agevolazioni più rilevanti rientrano gli interventi per:
efficienza energetica (Ecobonus),
riduzione del rischio sismico (Sismabonus),
sistemazione di aree verdi comuni.
Proprio su quest’ultimo punto si innesta il Bonus Verde, che consente una detrazione del 36% sulle spese per giardini, cortili e terrazzi condominiali, fino a 5.000 euro per unità immobiliare.
Ma attenzione: per accedere a questi benefici servono requisiti formali stringenti. I pagamenti devono avvenire tramite bonifico parlante, con causale specifica, codice fiscale del beneficiario e dati dell’impresa esecutrice. Inoltre, la documentazione va conservata con cura e le spese indicate correttamente nel quadro E – sezione III del modello 730.
C’è poi una novità che non passa inosservata: per i contribuenti con redditi superiori a 50.000 euro, entra in gioco una franchigia di 260 euro sulle detrazioni. In pratica, se il totale delle detrazioni non supera questa soglia, il beneficio fiscale si azzera; se la supera, l’importo va comunque ridotto di 260 euro.
Le spese legate agli edifici non sono tutte uguali. Si distinguono infatti in:
ordinarie, legate alla gestione quotidiana,
straordinarie, connesse a interventi strutturali o di rilievo, come il rifacimento della facciata, del tetto o dell’impianto di riscaldamento.
La ripartizione avviene tramite le tabelle millesimali, che stabiliscono la quota di ciascun proprietario considerando superficie, piano, esposizione e altre caratteristiche dell’immobile.
Non tutte le spese, però, gravano su tutti allo stesso modo: quelle relative a parti comuni indivisibili spettano a tutti i condomini, mentre quelle legate a beni o servizi utilizzati solo da alcuni vengono ripartite esclusivamente tra i diretti beneficiari, come previsto dal codice civile.
Alla fine, il nodo centrale è uno solo: sapere distinguere. Distinguere tra ciò che è un costo puro e ciò che, invece, può trasformarsi in una leva fiscale.
Le detrazioni per interventi sulle parti comuni arrivano fino al 50%, con un tetto massimo di 96.000 euro per unità immobiliare, mentre altre agevolazioni – energetiche, antisismiche o per l’abbattimento delle barriere architettoniche – possono raggiungere percentuali ancora più elevate.
Ignorare queste possibilità significa rinunciare, spesso senza saperlo, a centinaia o migliaia di euro. E in un periodo in cui ogni risparmio conta, anche una spesa apparentemente inevitabile può nascondere un ritorno insospettabile.
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